Giornata Mondiale dell’Alzheimer: la diagnosi precoce conta

WORDPRESS

Il 21 settembre ricorre la Giornata Mondiale dell’Alzheimer, istituita nel 1994 dall’OMS e l’Alzheimer’s Disease International (ADI), per creare consapevolezza su queste patologie e combattere lo stigma che tuttora le avvolge. Tutto il mese di settembre, a livello mondiale, è dedicato all’Alzheimer e alle demenze: quest’anno la campagna internazionale promossa da ADI è “The earlier you know, the more you can do: a dementia diagnosis matters”, traducibile in italiano con “Prima lo sai, più puoi fare: la diagnosi di demenza è importante”.

La situazione nel mondo e in Italia

Il maggior fattore di rischio associato all’insorgenza delle demenze è l’età e, in una società che invecchia, l’impatto del fenomeno è di dimensioni allarmanti. Si prevede che queste patologie diventeranno, in tempi brevi, uno dei problemi più rilevanti in termini di sanità pubblica.
Nel mondo, ci sono oltre 55 milioni di persone con demenza: si prevede che il numero di persone colpite aumenterà drammaticamente, diventando la terza causa di morte nel 2040 e raggiungendo i 78 milioni entro il 2030 e i 139 milioni entro il 2050.
Due terzi delle persone con demenza, sono donne: esse rappresentano anche i due terzi dei caregiver primari, a livello informale (famiglia) e professionale.
In Italia oltre 1.430.000 persone convivono con la demenza, e le proiezioni indicano un aumento significativo nei prossimi decenni, come in tutto il mondo. Nel rapporto “Prevalence of Dementia in Europe 2025”, l’Italia risulta essere il Paese dell’Unione Europea con la più alta incidenza di demenza in rapporto alla popolazione.

Perché ricevere una diagnosi tempestiva e accurata è così importante?

La diagnosi precoce consente di avviare percorsi di cura adeguati, pianificare la propria vita e le attività con maggiore serenità, ridurre l’ospedalizzazione. Saper cogliere i segnali d’allarme in tempo (tra cui non ricordarsi informazioni recenti, ripetere più volte le stesse cose, disorientamento nello spazio e nel tempo) è fondamentale per fare questo primo passo.
Da non dimenticare anche la prevenzione: le ricerche evidenziano che agendo su 14 fattori di rischio modificabili (tra cui diabete, fumo, ipertensione, isolamento sociale e uno stile di vita sedentario) è possibile prevenire o ritardare fino al 45% dei casi di demenza.

Non affrontare questo percorso da soli.

Se in una persona cara si notano cambiamenti insoliti di memoria, orientamento o comportamento, parlarne con il medico di medicina generale è il primo passo.
Richiedere supporto specialistico precoce e attivare, se possibile, un piano di assistenza domiciliare su misura permette di mantenere le persone nella sicurezza e nella dignità della propria casa, alleggerendo anche il carico dei familiari caregiver.

Fonti e approfondimenti:

 

Immagine in sfondo di copertina:  magnific.com

Secret Link